Ma quand’è che avremo tempo per vivere?

Premetto dicendo che in questo post non ci saranno delle mie foto, ma una piccola riflessione che ho fatto e che mi sento di condividere con voi.

Stamattina, una mattina come tante altre. Mi alzo, mi vesto, salgo in macchina per andare alla stazione e ascolto la radio. Avevo la testa immersa nei miei pensieri quando una voce che usciva dalle casse ha richiamato la mia attenzione : “si è stimato che i giovani nati negli anni ’80-’90 andranno in pensione a 74 anni..” Cosa che già sapevo, ovviamente. Ma stamattina, questa frase è riuscita a richiamare la mia attenzione e ho lasciato perdere per un attimo tutti i pensieri sulle cose che dovevo fare durante il giorno.
Per qualche minuto mi sono fermata a pensare, e mi sono posta la domanda “ma quand’è che avrò il tempo di vivere?” Fin da piccola la mia vita é sempre stata piuttosto scandita: scuola elementare, corso di nuoto, scuole medie, fare i compiti, liceo, verifiche, università, progetti e esami.. e se penso a quello che dovrò fare in futuro con la prospettiva di vita che il mondo di oggi ci offre, il programma non risulta molto diverso: altro studio, e poi (se sarò fortunata) lavoro fino a quando sarò troppo vecchia. Il nostro professore di psicologia stamattina ha fatto una riflessione piuttosto interessante: se quando vai al lavoro prendi dei giorni per stare a casa perché hai un lutto, tutti ti capiscono. Se prendi dei giorni per stare a casa perché stai bene, sei felice e hai voglia di fare quello che ti piace per un po’, tutti ti prendono per pazzo. La mia domanda é: perché deve essere così? Perché non possiamo essere liberi di vivere occupando il nostro tempo facendo quello che ci piace, invece di vivere solo in funzione delle cose che dobbiamo fare perché la società ha deciso così? E soprattutto, perché non possiamo sentirci liberi di fare quello che ci piace senza sentirci in colpa, o senza trovare delle giustificazioni? Molto spesso ci dimentichiamo che la vita è una sola, e per la maggior parte del tempo noi non la viviamo come vorremmo e sopratutto non la viviamo come meriterebbe di essere vissuta.

Io ho tanti dubbi su tante cose, ma sono sicura che non voglio aspettare di avere 74 anni per pensare ” ora posso fare quello che voglio”, perché il bello della mia vita purtroppo se ne sarà già andato. La mia speranza più grande che ripongo verso il futuro, è quella di riuscire a trovare del tempo, al di là di tutti gli obblighi e le limitazioni della vita quotidiana, del tempo da passare facendo quello che mi piace e quello che voglio fare, del tempo per vivere davvero.

Voi riuscite ad avere tempo per voi stessi al di là degli impegni lavorativi o scolastici? Fatemi sapere cosa ne pensate!

Chiara

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18 pensieri su “Ma quand’è che avremo tempo per vivere?

  1. Questa cosa l’ho sentita anche io alla radio, non ero sorpresa come te.
    Credo di aver sempre saputo in fondo che la vita me la devo godere, senza pensare alla pensione, che forse a me non arriverà mai.
    Il tempo per fare le cose che mi piacciono cerco di ritagliarmelo, certo ne vorrei fare tantissime altre di cose, ho la testa piena di idee, il problema resta sempre il fattore economico.
    Per ora mi accontento, solo per ora…

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  2. Cara Chiara,prendi “l’attimo” ogni volta che puoi,il domani nessun conosce.Ti auguro di scoprirlo da sola nel miglior modo possibile.Nessuno ti deve dire quello che devi ho non devi fare altrimenti non vivi la tua vita,ma quella degli altri.Ognuno di noi vive la sua epoca in modo diverso a secondo di dove nasce,vedi,solo il posto di dove si nasce e già una garanzia….il resto è vita.
    Dipende molto dalla nostra buona stella.
    Ciao Chiara

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  3. Ciao, mi chiedo cosa ne pensa il professore, ha fatto la riflessione ma poi ha dato qualche risposta? Sono curiosa, ognuno la vive a modo proprio questa esistenza, ma arriva sempre il momento che finalmente riesci a goderti il presente! Arriverà anche il tuo momento!
    Ciao
    Morena

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    1. Il professore ci ha fatto capire come un esempio di situazione del genere sia inconcepibile praticamente da tutti, ma ci ha fatto anche capire che in realtà volersi prendere un po’ di tempo per noi stessi non è nulla di male, anzi, è una cosa che tutti dovrebbero fare più spesso! 🙂

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  4. Quand’è che avremo il tempo per vivere?
    Mai, o mai bene, sin quando l’uomo sarà costretto a faticare. Il lavoro, così com’è concepito, non è fisiologico: schiavizza per elemosinare un’esistenza grama addolcita da qualche aperitivo e qualche attimo fuggente.

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  5. SONO ASSOLUTAMENTE IN SINTONIA CON TE E CON IL TUO PROFESSORE DI PSICOLOGIA. La cosa grave resterà che nessuno ti saprà dare mai una risposta adeguata alla domanda perchè, da che mondo è mondo, le sovrastrutture esistenti hanno strutturato la società in modo tale che il suo fine resti quello di produrre e non di essere felice. Questo anche negli USA dove la Costituzione enuncia il “Diritto alla felicità” ma tutti sanno che è una enunciazione fasulla, solamente teorica. Basterebbe ricordare che negli USA esiste ancora il “razzismo” e la “pena di morte”!
    Ciao, Chiara.Posso solo augurartela LA FELICITA’ che sicuramente meriti.

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  6. Primo Levi diceva: «Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce l’approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono». Ecco, per i pochi fortunati che amano il proprio lavoro, il lavoro non è neppure tale: è concretamente il vivere la vita. Il problema è allora quando non si ama il proprio lavoro (o ciò che si studia o dove si vive, ecc…) perché è in quella situazione che si sente tutto il peso di una negazione del vivere, è qui che si cade nella frustrazione e nello scorgere davanti a sé soltanto un futuro fosco.

    Se non si può fare a meno di lavorare, e se il lavoro non coincide con la propria passione, l’unico modo per trovare il tempo per vivere è far si che questo tempo – che normalmente identifica il tempo libero, il tempo dedicato alle passioni, agli interessi – pian piano rosicchi il tempo dedicato al lavoro. E’ difficilissimo, lo riconosco, e spesso lo sforzo conduce anche a vicoli ciechi; ottenere un risultato necessita molta pazienza e tempo, ma è anche vero che anche solo guardare al futuro con un tale proposito ti fa sentire vivo. Bisognerebbe almeno provarci, levarci dalla schiena i quintali di responsabilità che ci autoassegnamo e imparare a rimettere le cose al proprio posto: il lavoro deve tornare ad essere un mezzo per il sostentamento e non uno scopo di vita.

    Andrea

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